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Internet Trucchi & Suggerimenti

Lista trackers torrent sempre aggiornata: il servizio definitivo

Una rivoluzione si sa, inizia sempre da un’idea molto semplice, e se vi dicessi che esiste un’applicazione online che controlla periodicamente la validità dei trackers così da costruire un database sempre aggiornato di tracker funzionanti al 100%? Non è una rivoluzione per i trackers dei torrent? Ebbene, questo servizio esiste e si chiama newTrackon.

La lista è sempre aggiornata 24h su 24h

Accedendo alla home page possiamo trovare tutte le ultime verifiche effettuate dall’applicazione ai tracker: i tracker non più funzionanti vengono contrassegnati in rosso e rimossi dal database scaricabile, a cui è possibile accedere nella sottosezione List dell’applicazione. Tutti i tracker contrassegnati come stabili saranno funzionanti al 100%, dove per stable l’applicazione considera i tracker con un uptime del 95%. Il punto di forza risiede quindi nel fatto che tutti i tracker vengono controllati periodicamente dal server a intervalli regolari che variano dai 5 ai 150 minuti quindi siamo sempre sicuri che i tracker che abbiamo scaricato siano funzionanti! Se non è un servizio definitivo questo.. !

newtrackon home page
La home page della webapp newTrackon

Per comodità allego in questo articolo il link diretto alla lista dei tracker funzionanti aggiornata in tempo reale dall’applicazione! Enjoy!

Tutti possono contribuire

Un’altra caratteristica importante dell’applicazione è che ognuno può suggerire tracker da inserire nel database, attenzione però! Solo i tracker funzionanti verranno aggiunti! 

newTrackOn Lista Tracker | https://newtrackon.com/api/stable

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Internet Software

Torrent lenti? Ecco una bella lista di trackers 2017

Sapevate che i trackers sono fondamentali per l’indicizzazione del torrent, e quindi, in secondo luogo, della velocità di download? Potrebbero addirittura essere determinanti se avete in download un file che non riuscite a scaricare a causa dei pochi peers o seeds, infatti se per un colpo di fortuna questo vostro file è stato indicizzato da uno dei tracker non sarà difficile vedere il file che inizia a scaricare.

Aggiungere i tracker
I tracker funzionano, ovviamente, con qualsiasi “client” (Bittorrent, uTorrent e via discorrendo) proprio perché sono indispensabili al torrent in sé. Tuttavia la procedura che consente di aggiungerli non risulta molto difficile perché fondamentalmente non varia da programma a programma.

  1. Innanzitutto bisogna individuare la finestra che ci consente di visualizzare i tracker del torrent (che di solito si trova in basso nei client come Bittorrent) a cui vogliamo aggiungerne altri. Posto che ogni .torrent già ha in sé alcuni tracker, vedremo questa lista essere popolata da diversi link.
  2. A questo punto facciamo click con il pulsante destro su uno di questi link e selezioniamo “Aggiungi tracker” (o “Add tracker” in caso di software in lingua inglese), come in figura

    Una schermata illustrativa tratta da "Bittorrent"
    Una schermata illustrativa tratta da “Bittorrent”
  3. Ora copiamo e incolliamo la lista che ho allegato qui in questo articolo nella casella di testo che ci apparirà a video avendo cura di non sovrascrivere i trackers preesistenti.

Lista tracker sempre aggiornata

Ho deciso di rimuovere la lista allegata con i tracker perché ho trovato un servizio molto più efficiente e interessante. Leggi l’articolo dedicato »

[AGGIORNAMENTI]

  • 11/07/2013 – Aggiunti 36 nuovi trackers
  • 24/02/2014 – Revisione file allegato
  • 18/08/2014 – Rimossi trackers non funzionanti e disposti in ordine alfabetico e introdotto nell’articolo il procedimento dettagliato per l’inserimento dei trackers.
  • 12/02/2015 – Aggiunti 5 tracker, rimossi non funzionanti. Creato archivio .zip
  • 03/05/2016 – Nuova lista trackers
  • 27/07/2017 – Aggiunto un nuovo servizio con tracker sempre funzionanti al 100%

 

Non sai cosa sono i torrent e come utilizzarli? Leggi questo articolo!

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Android Apple Card regalo gratis Internet Tecnologie

Ricariche, gift cards GRATIS per iTunes Store o Google Play [100% Testate]

Il titolo di questo articolo sembra solo una trovata pubblicitaria. Ebbene, vi assicuro che non è così: esistono dei veri servizi che permettono di accumulare crediti per riscattare ricariche da vari tagli per iTunes Store, Google Play, Xbox e altri store online. Quelli che vi propongo qui sono tutti testati e funzionanti al 100%: per correttezza allegherò in ogni guida anche delle foto prese direttamente dal mio dispositivo. Innanzitutto vediamo come funzionano poi vi elencherò le guide (e i relativi link) che ho realizzato per poter cominciare subito ad accumulare crediti.

Il principio di funzionamento

Il meccanismo dietro questi servizi è molto semplice, infatti è sufficiente provare delle applicazioni che vi vengono proposte per poter accumulare crediti, dopodiché possiamo anche cancellare l’applicazione scaricata e quando infine avremo raggiunto una certa soglia (es. 3000 o 5000 crediti) si potranno riscattare gratuitamente ricariche per degli Store online proposti dallo sponsor. Un sistema che permette quindi di guadagnare:

  • Agli sviluppatori, che riescono a garantirsi un minimo di utenza;
  • Allo sponsor, che ricava guadagni dagli sviluppatori;
  • A noi utenti, che riscattiamo le ricariche.

Le guide

Passiamo quindi all’azione! Ecco qui di seguito i principali servizi che ho testato e di cui ho realizzato una guida:

Riepilogo dei servizi

Vediamo in questa tabella riepilogativa i servizi offerti:


NomePaypalSteamiTunesGPlayAmazonMinimo punti*Video, Banner**
FreeMyAppsNoSiSiSiSi3000No
FeaturePoints(solo $)SiSiNoNo7200No
AppBountyNoNoSiNoSi5500No

I dati nella tabella potrebbero subire variazioni. Essi sono calcolati selezionando il paese “Italia” nel servizio (ove possibile).
* per minimo punti si intende il numero minimo di punti da raccogliere necessario per riscuotere una carta regalo iTunes da 10€
** si intende la possibilità di guadagnare punti anche guardando video o svolgendo altre azioni che non siano scaricare e provare le app

Compatibilità

I servizi proposti funzionano solo con Apple e Android, eventuali altre compatibilità verranno illustrate nelle rispettive guide.
Nessuno di questi servizi richiede jailbreak, root o alcun tipo di alterazione del dispositivo.

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Linux Raspberry Tecnologie

Monitorare una pagina web con Raspberry Pi

Lo scopo di questo progetto è ricevere una mail quando una pagina web statica viene aggiornata e quindi cambia. Avremo bisogno di server web che ci consenta di inviare la mail sotto richiesta della Raspberry che controllerà la pagina continuamente rispettando un intervallo di tempo da noi specificato. La guida si divide quindi in due parti, il lato server che si occuperà di inviare la mail (cosa che può svolgere anche la raspberry ma in questa guida per semplicità utilizzo un dominio linux vero e proprio) e un lato locale rappresentato dalla raspberry in sé che controllerà la pagina. Iniziamo subito!

Lato server

Il nostro server deve inviare una mail non appena viene caricata una pagina che chiameremo mail.php. Potremmo utilizzare la funzione mail() in php ma la nostra mail verrebbe subito gettata nella posta indesiderata, utilizzeremo una libreria php vera e propra nota come PHPmailer che utilizzerà un server SMTP vero e proprio, per esempio quello della nostra casella di posta di Yahoo! (o di qualsiasi altra casella di posta vogliate, il nostro obiettivo è far si che la mail non cada nello spam)

  1. Scarichiamo l’archivio zip da GitHub nel link precedente, decomprimiamolo e carichiamo tutti i file sul server in una cartella phpmailer/ che si troverà all’interno di una cartella che chiameremo da ora raspberry/. Quindi la nostra libreria si troverà in http://ilmiosito.com/raspberry/phpmailer
  2. Ora in /raspberry creiamo un file denominato mail.php e scriviamo quanto segue, trovate sopra ogni riga la funzione corrispettiva:
    IsSMTP();
    // Settiamo il nomer del server SMTP (in questo caso è yahoo)
    $messaggio->Host ='smtp.mail.yahoo.com';
    $messaggio->SMTPAuth = true; // Attiviamo l'autenticazione del serve
    $messaggio->Port = 587; // La porta
    $messaggio->Username = '[email protected]'; // L'indirizzo mittente (username)
    $messaggio->Password = 'lamiapassword'; // e la password
    
    // Corpo della mail.
    // Settiamo su "true" se il corpo del messaggio sarà di tipo html
    $messaggio->IsHTML(true);
    // Settiamo il mittente
    $messaggio->setFrom('[email protected]', 'Giovanni Mela);
    // Settiamo il destinatario
    $messaggio->addAddress('[email protected]');
    // Impostiamo l'oggetto della mail
    $messaggio->Subject='Informazione sul sito';
    
    // Corpo del messaggio
    $messaggio->Body = "";
    $messaggio->Body .= "Ciao, ti volevo informare che il sito e' cambiato.";
    $messaggio->Body = "";
    
    // Invio del messaggio
    if(!$messaggio>Send()){
    echo $messaggio>ErrorInfo;
    }else{
    // Messaggio di conferma di avvenuto invio
    echo 'OK';
    }
    // Chiudi la connessione SMTP
    $messaggio->SmtpClose();
    unset($messaggio);
    ?>

    Ogni qualvolta accederemo all’indirizzo http://ilmiosito.com/raspberry/mail.php una mail verrà inviata all’indirizzo [email protected] da [email protected] sfruttando le credenziali di quest’ultimo indirizzo, nella pagina verrà visualizzato il messaggio “OK” se tutto è andato a buon fine. Il nostro server è pronto, passiamo alla raspberry!

Lato locale

Il file check_page_loop.sh

Dobbiamo controllare se una pagina web statica cambia nel tempo come possiamo fare velocemente? Calcoliamo l’impronta della sua sorgente e controlliamo se cambia, se cambia la pagina è diversa ed è stata quindi aggiornata con nuovi contenuti. Iniziamo quindi a scrivere il file check_page_loop.sh. Ci servirà il pacchetto w3m, se non è già installato installiamolo prima di continuare la guida (sudo apt-get install w3m)

  1. Impronta originale. Prima di avviare il ciclo otteniamo l’impronta attuale della pagina in questo modo:
    # Calculate hash before starting loop
    curl http://sito.com/pagina/ -s | w3m -dump -T text/html > page.txt
    cat page.txt | md5sum > stored_digest.txt
    rm -f page.txt

    La curl scarica la pagina e la w3m scrive l’output della pagina (non la sorgente, l’output è come visualizzata) nel file page.txt, la cat apre il file di cui viene calcolata l’impronta md5 e scritta nel file stored_digest.txt e infine viene cancellato il file temporaneo page.txt. Questa è l’impronta di riferimento che utilizzeremo per capire, in un ciclo, se la pagina ha subito variazioni, quindi immagazziniamola subito in una variabile chiamata STORED_DIGEST

    # Initialize stored digest
    STORED_DIGEST=$(cat stored_digest.txt)
  2. Il while. Ora possiamo avviare il ciclo while che principalmente compie la medesima azione del codice precedente ma immagazzina l’impronta in un’altra variabile:
    # Start loop
    while true; do
    # Get the page
    curl http://sito.com/pagina -s | w3m -dump -T text/html
    
    # Calculate checksum
    cat page.txt | md5sum > digest.txt
    rm -f page.txt
    
    # Initialize stored digest
    ACTUAL_DIGEST=$(cat digest.txt)
    rm -f digest.txt

    Le differenze con il codice precedente sono ovviamente la presenza del ciclo while (che verrà poi chiuso con l’istruzione done) e il fatto che la nuova impronta verrà immagazzinata in ACTUAL_DIGEST.

  3. Prendiamo una decisione. Ora confrontando le due impronte dobbiamo decidere se inviare la mail oppure no, con un if stabiliamo che se sono diverse -> invia mail altrimenti no:
    # Compare strings
    if [ "$STORED_DIGEST" == "$ACTUAL_DIGEST" ]; then
     echo "Fingerprint are EQUAL!"
    
    else
     echo "Fingerprint are NOT EQUAL!"
     wget -q http://ilmiosito.com/raspberry/mail.php
     rm -f mail.php
     break
    fi
    

    Per inviare la mail basta aprire la pagina creata in precedenza con la wget che ci salverà l’output in mail.php, file che possiamo eliminare e terminare con break il ciclo, quindi l’intero programma.

    4. Prendiamoci una pausa. Prima però di chiudere il ciclo facciamo passare un intervallo di tempo prima di controllare nuovamente la pagina, usiamo la sleep:

    # Sleep
    echo "Sleeping for 5 minutes"
    sleep 5m
    
    # End while
    done

    Vediamo il file conclusivo corredato di echo nel file log.txt

    #!/bin/bash
    
    # Automatically retrieve page and detect changes with mail server
    # by gabry3795 - gabry.gabry  hotmail.it for tuttodinternet.com
    
    echo "$(date) :: [ ] Starting new script" >> log.txt
    
    # Clean before start
    rm -f stored_digest.txt
    rm -f digest.txt
    rm -f page.txt
    
    # Calculate hash before starting loop
    curl http://sito.com/pagina -s | w3m -dump -T text/html > page.txt
    cat page.txt | md5sum > stored_digest.txt
    rm -f page.txt
    
    # Initialize stored digest
    STORED_DIGEST=$(cat stored_digest.txt)
    
    # Start loop
    while true; do
    
    echo "$(date) :: [ ] Starting new loop" >> log.txt
    
    # Get the page
    echo "$(date) :: [|| ] Getting page" >> log.txt
    curl http://sito.com/pagina -s | w3m -dump -T text/html > page.txt
    
    # Calculate checksum
    echo "$(date) :: [|||| ] Calculating checksum" >> log.txt
    cat page.txt | md5sum > digest.txt
    rm -f page.txt
    
    # Initialize stored digest
    echo "$(date) :: [||||| ] Initializing current digest" >> log.txt
    ACTUAL_DIGEST=$(cat digest.txt)
    rm -f digest.txt
    
    # Compare strings
    if [ "$STORED_DIGEST" == "$ACTUAL_DIGEST" ]; then
     echo "$(date) :: [|||||||] Fingerprint are EQUAL!" >> log.txt
    
    else
     echo "$(date) :: [|||||||] Fingerprint are NOT EQUAL!" >> log.txt
     echo "$(date) :: [|||||||] Sending mail..." >> log.txt
     wget -q http://ilmiosito.com/raspberry/mail.php
     rm -f mail.php
     break
    fi
    
    # Sleep
    echo "$(date) :: Sleeping for 5 minutes" >> log.txt
    sleep 5m
    
    # End while
    done

Il file start_daemon.sh

Ora dobbiamo avviare il programma in background magari via ssh e senza necessità di tenere il terminale aperto, sfruttiamo la funzione nohup che permette di avviare lo script senza che venga interrotto con CTRL+C. Scriviamo per comodità il comando nel file start_daemon.sh:

#!/bin/bash
nohup ./check_page_loop.sh &

Il file stop_daemon.sh

E anche il relativo file per fermare il programma, denominato stop_daemon.sh:

#!/bin/bash
killall check_page_loop.sh

Il file di log sarà log.txt ma comunque la funzione scrive automaticamente l’output in nohup.out

Conclusioni

Ora è tutto pronto, basterà connettersi via ssh alla raspberry e avviare lo script ./start_daemon.sh e premere CTRL+C, vedremo il file di log popolarsi e riceveremo una mail all’aggiornamento della pagina.

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Linux Raspberry Tecnologie

Accedere via FTP alla Raspberry Pi o Linux

Sicuramente una delle funzionalità più utili per un server è l’accesso FTP. Abilitarlo sulla Raspberry o sul linux in generale è semplicissimo con vsftpd.

Installazione

Innanzi tutto installiamo il pacchetto:

sudo apt-get update
sudo apt-get install vsftpd

Configurazione

Per configurarlo innanzitutto fermiamo il demone

sudo service vsftpd stop

ed editiamo il file /etc/vsftpd.conf (anche da terminale con il comando nano)

sudo nano /etc/vsftpd.conf

Eliminando tutte le linee di commento restiamo con i parametri di configurazione principali

listen=YES

#anonymous_enable=YES

local_enable=YES
write_enable=YES

dirmessage_enable=YES
use_localtime=YES
xferlog_enable=YES
connect_from_port_20=YES
secure_chroot_dir=/var/run/vsftpd/empty
pam_service_name=vsftpd
rsa_cert_file=/etc/ssl/private/vsftpd.pem

Le sole righe di configurazione che ci interessano sono la 3 che commentandola disabilita l’accesso anonimo, la 5 che abilita il login con le credenziali e la 6 che abilita la scrittura di file via ftp.

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Linux Tecnologie

Come avviare uno script all’avvio di linux

Avviare script all’avvio di linux è semplicissimo, supponiamo di avere il nostro script in /home/user/startup.sh così composto

#!/bin/bash
echo Hello World!

exit 0

(E’ importante che termini con exit 0!)

Ora andiamo nel file /etc/init.d/rc.local e alla fine scriviamo

./home/user/startup.sh

Lo script si avvierà ad ogni avvio di linux in superuser

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Linux Raspberry Tecnologie

Creare una torrentbox con Raspberry Pi

In questo articolo vedremo come configurare da zero una Raspberry Pi che funzioni da torrentbox, ovvero installeremo un client torrent che ci consente di scaricare contenuti via torrent su Hard Disk esterno. Prima di entrare nel vivo della guida è bene seguire queste operazioni preliminari per rendere l’ambiente di Raspbian più confortevole all’uso che dobbiamo farne.

In questa guida è stato utilizzato un hard disk da 320Gb autoalimentato, formattato in NTFS da windows, unito a una Raspberry Pi 2 con Raspbian appena installato. Nell’hard disk, denominato “HD320G” è presente una cartella “Transmission” in cui vengono archiviati i download completati e in essa una cartella “_part” in cui vengono archiviati download incompleti. 

Operazioni Preliminari

  • Effettuiamo il login. Utilizzando “pi” come username e “raspberry” come password;
  • Avviamo l’interfaccia grafica. Digitando startx dopo aver fatto il login;
  • Configuriamo alcune opzioni utili. Digitiamo raspi-config nel terminale e settiamo l’avvio automatico del desktop (Enable boot to Desktop/Scratch -> Desktop login as user ‘pi’ at the graphical interface), nel settaggio Overclock scegliamo Pi2 oppure Turbo (per rendere più agevole l’utilizzo del client torrent), nelle Advanced Options attiviamo l’SSH (opzione molto utile in seguito che ci consentirà di comunicare con la raspberry via terminale ma da un altro pc);

    Lo script raspi-config ci consente di settare facilmente tutti i parametri della Raspberry Pi
    Lo script raspi-config ci consente di settare facilmente tutti i parametri della Raspberry Pi
  • Alimentazione dell’hard disk esterno. Raspberry e hard disk esterni autoalimentati non vanno molto d’accordo, l’energia erogata non è sufficiente ad alimentarli. Per ovviare a questo problema oltre all’opportunità di scegliere un hard disk con alimentazione a parte, oppure di prendere un hub usb alimentato (scelte che consiglio vivamente) è possibile procedere via software e settare il nostro mini-computer per erogare più energia nelle porte usb. Procediamo in questo modo dal desktop della Raspberry. Apriamo il terminale e andiamo a modificare il file /boot/config.txt in questo modo:
    sudo leafpad /boot/config.txt

    Ci si aprirà un editor di testo, modifichiamo il file aggiungendo in fondo la stringa di seguito e salviamo.

    max_usb_current=1

    Se prima di questo settaggio il nostro hard disk non si accendeva vedrete ora che funzionerà correttamente ma non sarete ancora in grado di scriverci dentro, seguite il prossimo punto.

  • Installare le utility per ntfs. Linux, Raspbian per la precisione, non ha un supporto nativo all’NTFS per questo dovremo installare un pacchetto che ci consentirà di avere accesso completo alla nostro hdd. Sempre da terminale:
    sudo apt-get update
    sudo apt-get install ntfs-3g
  • Montiamo l’hard disk. La funzione di automount (non appena si collega l’hard disk) che possiede raspbian dà problemi perché non consente la scrittura da parte di altri programmi, in particolar modo al client torrent che installeremo. Nel mio caso, ho l’hard disk HD320G “automontato” in media/HD320G, con il comando lsblk verifichiamo quale sia il suo indirizzo nel formato /dev/sd..
    [email protected] ~ $ lsblk
    NAME MAJ:MIN RM SIZE RO TYPE MOUNTPOINT
    sda 8:0 0 298.1G 0 disk
    └─sda1 8:1 0 298.1G 0 part /media/HD320G
    mmcblk0 179:0 0 7.4G 0 disk
    ├─mmcblk0p1 179:1 0 814.3M 0 part
    ├─mmcblk0p2 179:2 0 1K 0 part
    ├─mmcblk0p3 179:3 0 32M 0 part /media/SETTINGS
    ├─mmcblk0p5 179:5 0 60M 0 part /boot
    └─mmcblk0p6 179:6 0 6.5G 0 part /

    Nel mio caso (e sicuramente anche nel vostro se non avete altri supporti di memorizzazione collegati) si tratta di /dev/sda1 quindi tutto ciò che dobbiamo fare è smontarlo e rimontarlo con ntfs-3g creando una cartella hdd_ext (oppure il nome che desiderate) in media con mkdir, in questo modo:

    sudo umount /dev/sda1
    sudo mkdir /media/hdd_ext
    sudo mount -t ntfs-3g /dev/sda1 /media/hdd_ext/
    

    Ora è tutto pronto per scrivere correttamente nel nostro HDD esterno.

    Ovviamente ad ogni accensione della raspberry dobbiamo rieseguire questi comandi, per far ciò automaticamente possiamo innanzitutto creare uno script bash in /home/pi magari denominato startup.sh che sarà composto in questo modo, per esempio:

    #!/bin/bash
    # Ferma il demone di Transmission
    service transmission-daemon stop
    
    # Smonta l'hard disk automontato
    umount /dev/sda1
    # Crea la cartella di mount
    mkdir /media/hdd_ext
    # Monta l'hard disk nella cartella di mount appena creata
    mount -t ntfs-3g /dev/sda1 /media/hdd_ext
    
    # Riavvia il demone di Transmission
    service transmission-daemon start
    # Restituisci esito positivo
    exit 0
    
    

    e renderlo automaticamente avviantesi citandolo nel file /etc/init.d/rc.local, scrivendo nell’ultima riga del suddetto file:

    ./home/pi/startup.sh
    

    Da notare nello script startup.sh che la riga 15 è strettamente necessaria (vedi articolo dedicato) mentre le righe 3 e 13 ci saranno più chiare proseguendo nella guida.

Installiamo e configuriamo Transmission

Ora che abbiamo reso il nostro Raspbian un ambiante confortevole bisogna installare il nostro client torrent: Transmission. Intalleremo una versione “demone” senza interfaccia grafica (almeno da desktop) perché il nostro obiettivo è lasciare accesa la Raspberry senza un monitor, né mouse e né tastiera ma con solo l’hdd collegato. Tuttavia il pregio di questo programma è che esso possiede una comoda interfaccia web per cui potremo sapere come vanno i nostri download solamente digitando l’indirizzo IP della nostra macchina, ovunque noi fossimo.

Installazione

sudo apt-get update
sudo apt-get install transmission-daemon

Configurazione

Per procedere alla configurazione fermiamo il demone (operazione strettamente necessaria altrimenti le modifiche non avranno effetto) ed apriamo il file di configurazione sito in /etc/transmission-daemon/

sudo service transmission-daemon stop
sudo leafpad /etc/transmission-daemon/settings.json

Ecco come si presenterà il file di configurazione settings.json, con evidenziate le righe che ci interessano

"alt-speed-down": 50,
"alt-speed-enabled": false,
"alt-speed-time-begin": 540,
"alt-speed-time-day": 127,
"alt-speed-time-enabled": false,
"alt-speed-time-end": 1020,
"alt-speed-up": 50,
"bind-address-ipv4": "0.0.0.0",
"bind-address-ipv6": "::",
"blocklist-enabled": false,
"blocklist-url": "http://www.example.com/blocklist",
"cache-size-mb": 4,
"dht-enabled": true,
"download-dir": "/media/hdd_ext/Transmission",
"download-limit": 100,
"download-limit-enabled": 0,
"download-queue-enabled": true,
"download-queue-size": 5,
"encryption": 1,
"idle-seeding-limit": 30,
"idle-seeding-limit-enabled": false,
"incomplete-dir": "/media/hdd_ext/Transmission/_part",
"incomplete-dir-enabled": true,
"lpd-enabled": false,
"max-peers-global": 200,
"message-level": 2,
"peer-congestion-algorithm": "",
"peer-limit-global": 240,
"peer-limit-per-torrent": 60,
"peer-port": 51413,
"peer-port-random-high": 65535,
"peer-port-random-low": 49152,
"peer-port-random-on-start": false,
"peer-socket-tos": "default",
"pex-enabled": true,
"port-forwarding-enabled": false,
"preallocation": 1,
"prefetch-enabled": 1,
"queue-stalled-enabled": true,
"queue-stalled-minutes": 30,
"ratio-limit": 2,
"ratio-limit-enabled": false,
"rename-partial-files": true,
"rpc-authentication-required": false,
"rpc-bind-address": "0.0.0.0",
"rpc-enabled": true,
"rpc-password": "{1a18533b93bd36ff0076eaa38a4f4b72ea40066fTjow.cRu",
"rpc-port": 9091,
"rpc-url": "/transmission/",
"rpc-username": "transmission",
"rpc-whitelist": "127.0.0.1",
"rpc-whitelist-enabled": false,
"scrape-paused-torrents-enabled": true,
"script-torrent-done-enabled": false,
"script-torrent-done-filename": "",
"seed-queue-enabled": false,
"seed-queue-size": 10,
"speed-limit-down": 100,
"speed-limit-down-enabled": false,
"speed-limit-up": 100,
"speed-limit-up-enabled": false,
"start-added-torrents": true,
"trash-original-torrent-files": false,
"umask": 18,
"upload-limit": 100,
"upload-limit-enabled": 0,
"upload-slots-per-torrent": 14,
"utp-enabled": true
}

Alle righe 15 e 23 bisogna scrivere gli indirizzi delle nostre cartelle, alla riga 24 attiviamo la cartella ci cache, alla riga 47 attiviamo l’interfaccia web e alla riga 45 la settiamo che possiamo accedervi senza una password. E’ importante settare la riga 53 su “false“. Altrimenti non saremo in grado di accedere all’interfaccia web.

Operazioni Finali

A questo punto settiamo il nostro nome utente (nel mio caso “pi”) come proprietario dei file di settaggio (Ond’evitare problemi di permessi):

sudo chown pi -R /var/lib/transmission-daemon/info/
sudo chown pi /etc/transmission-daemon/settings.json

E riavviamo transmission

sudo service transmission-daemon start

A questo punto possiamo accedere all’interfaccia web di Transmission da qualsiasi pc della nostra rete locale digitando l’ip della raspberry e la porta: es 192.168.0.7:9091. Ecco come si presenta l’interfaccia:

L'interfaccia web-based di transmission-daemon sulla Raspberry Pi
L’interfaccia web-based di transmission-daemon sulla Raspberry Pi

Da qui possiamo aggiungere, rimuovere (attraverso l’icona blu in alto a sinistra) o controllare torrent e magnet-link.

IP Blocking

Come ultimissima precauzione finale aggiungiamo una grande lista di IP che verranno bloccati soprattutto per i filtri AntiP2P imposti dai gestori. Quindi nell’interfaccia web di Transmission clicchiamo sulla chiave inglese poi Peers poi Enable Blocklist e aggiungiamo questo link

http://john.bitsurge.net/public/biglist.p2p.gz

Poi Update come nella figura sottostante

La pagina Peers di Transmission - Web
La pagina Peers di Transmission – Web

Commentate con i vostri dubbi, i vostri pensieri e le vostre correzioni!

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Sostituire iTunes quando si usa Android

Questo articolo è rivolto a coloro che sono passati da Apple ad Android e si ritrovano a gestire la propria libreria musicale sul nuovo dispositivo, ma non solo, sarà utile infatti a coloro che vogliono mantenere ordinata la propria libreria musicale senza usare iTunes ma comunque avendo a disposizione una serie di strumenti simili a quelli messi a disposizione da Apple. Il software che utilizzeremo sarà MediaMonkey in versione gratuita solo per la gestione della nostra libreria e la sincronizzazione, in versione completa (o Gold) per la conversione automatica di formati proprietari Apple che Android non riesce a leggere.

Importiamo la libreria

Innanzitutto la prima cosa necessaria è importare la nostra libreria, sia che si trovi su iTunes, sia che si trovi già sul nostro telefono, l’importante è avere una cartella sul PC (magari anche organizzata in sottocartelle) che contiene tutti i nostri file musicali. Dopo aver quindi scaricato, installato e aperto MediaMonkey rechiamoci in:

Strumenti » Opzioni » Catalogo » Pulsante “Monitora File”

Comparirà una schermata che ci chiederà le cartelle da dove prendere i file musicali. Selezioniamo quindi quella di iTunes, se non sapete dove si trova questo articolo vi chiarirà le idee e inoltre mettiamo la spunta su “Scansiona continuamente” e “Scansiona all’avvio“, due opzioni che ci consentiranno di gestire meglio la nostra libreria.

mediamonkey-1
Questa è la schermata che comparirà una volta selezionata la cartella da cui vogliamo aggiornare la libreria musicale

Cliccando su Ok in entrambe le finestre si avvierà l’importazione delle nostre tracce, al termine consiglio di non importare nulla da iTunes o Media Player perché può succedere che vi ritroverete duplicati. Togliamo quindi la spunta come nella figura sottostante:

Togliamo la spunta  a "Importa i file mancanti ..."
Togliamo la spunta a “Importa i file mancanti …”

Sincronizziamo il dispositivo

A questo punto possiamo sincronizzare il nostro dispositivo con MediaMonkey, quindi colleghiamolo (consiglio in modalità USB così sincronizzeremo la libreriamediamonkey-3 nella scheda SD esterna ma non è strettamente necessario) e lo vedremo subito comparire nel menù delle risorse di sinistra. Clicchiamoci sopra e apriamo subito la scheda:

Autosincronizza (dispositivo)

In questa scheda dobbiamo selezionare tutte le componenti nella nostra libreria che vogliamo sincronizzare quindi scegliamo “Musica” oppure selezioniamo solo gli artisti e/o gli album che ci interessano sta a voi scegliere cosa volete sincronizzare, tuttavia in questo esempio sincronizzeremo tutta la libreria e in più simuleremo il comportamento di iTunes per cui tutti i file multimediali che sono nel dispositivo verranno eliminati (eccezion fatta per le foto) selezionando l’opzione “Elimina altri file e playlist dal dispositivo” e “Conferma l’eliminazione“, ovviamente anche questo è vostra discrezione. Ecco come si presenterà la schermata con le opzione scelte:

La scheda "Autosincronizza (dispositivo)" con le opzioni scelte
La scheda “Autosincronizza (dispositivo)” con le opzioni scelte

Autosincronizzazione

Questa funzione consente di convertire automaticamente, durante la conversione, file che non sono compatibili con il nostro dispositivo [valida solo per MediaMonkey Gold, a pagamento]. Nel mio caso ho riscontrato problemi solo con i file Apple LossLess (ALAC), i vostri brani acquistati verranno letti automaticamente da Android. Tuttavia se state migrando da un libreria iTunes troverete sicuramente problemi con gli ALAC quindi vediamo come autoconvertire questi file LossLess in FLAC, altro formato LossLess leggibile da Android

Passiamo alla scheda:

Opzioni

e apriamo la sottoscheda:

Autoconversione

Deselezioniamo tutto ciò che è selezionato (a meno che vogliate lasciare le impostazioni predefinite, anche questa sezione si apre alla vostra discrezione. Potete convertire file pesanti diminuendo il bitrate, proprio come in iTunes oppure potete lasciare che MediaMonkey converta automaticamente l’audio incompatibile come nelle sue impostazioni predefinite tuttavia lo scopo di questa guida è far vedere come aggiungere una nuova regola di conversione, in questo caso per gli ALAC, quindi procediamo). Clicchiamo su:

<Aggiungi nuova regola di conversione…>

 E settiamo i parametri i figura:

Parametri di autoconversione
Parametri di autoconversione

Tutti i file. m4a con bitrate superiore ai 400 kbps verranno convertiti in FLAC durante la sincronizzazione.

Fine

A questo punto possiamo cliccare su “Autosincronizzazione” e avviare così la sincronizzazione secondo le regole settate. Ovviamente, come avrete potuto notare, il programma si apre a infinite personalizzazione sta a voi sceglie il suo comportamento

Note

  • Alcune informazioni sui brani verranno perse durante l’importazione a MediaMonkey e dovrete riaggiungerle manualmente. Questo problema è dovuto ad iTunes che alle volte preferisce scrivere le informazioni non direttamente sui file ma nel suo database, se aggiornate invece le informazioni con MediaMonkey le informazioni verranno scritte direttamente nei file stessi. Controllate le seguenti impostazioni:
  • Strumenti » Opzioni » Catalogo » Etichette e Playlist 

    Controlliamo di avere così settate queste impostazioni
    Controlliamo di avere così settate queste impostazioni
  • MediaMonkey inoltre può scaricare automaticamente i testi e le copertine per i testi mancanti, controllate di avere tutto settato in Strumenti » Opzioni » Catalogo » Ricerca metadati
  • Consiglio di non disinstallare iTunes e di continuare ad aggiungere le tracce lì, sia perché un giorno potremo ritornare ad Apple e sia perché la cartella di iTunes Media è mantenuta in ordine dal programma. MediaMonkey riconoscerà automaticamente le modifiche alla nostra libreria che si aggiornerà automaticamente con i nuovi file. Tuttavia ho notato che se cancellate un brano da iTunes, MM potrebbe non aggiornare la propria libreria, in tal caso non dovete far altro che ripetere il passaggio dell’importazione della libreria, MM vi suggerirà che ci sono tracce che non hanno un corrispettivo file e chiederà di eliminarle dalla libreria.
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Torrent slow or stuck? Try this tracker list 2016

Do you know that trackers are fundamental to index torrent and, as a consquence, of its download speed? Thay also can be decisive if you have a stuck torrent because it had only a few peers or seeds. However if your torrent has been indexed with one or more tracker that I attached to this post it probably will start to download.

How to: add trackers

Trackers obviously work with every client (e.g. Bittorrent, uTorrent and so on) just because they are indispensable to download the files attached to torrents, however the process that allows you to add tracker is very simple because it is very similar for each software.

  1. First, we have to localize the screen that shows torrent’s tracker (usually on the bottom). As every torrent has already some tracker we will a populated list.
  2. Now right click on one of this link and select “Add Tracker

    Una schermata illustrativa tratta da "Bittorrent"
    A screenshot from Bittorrent
  3. Now let’s copy and paste the tracker list atteched to this article in the text area appeared without replace the trackers that are already there and click Ok

Download tracker list .txt:

[UPDATES]

  • 07/11/2013 – Added 36 trackers
  • 02/24/2014 – File revision
  • 08/18/2014 – Removed dead trackers
  • 02/12/2015 – Created zip file, added 5 tracker and removed broken trackers
  • 05/03/2016 – Completely new tracker list

 

Don’t you know what torrent are and how use them? Read this article!

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Riconoscere i file audio di qualità

A tutti sarà capitato almeno una volta di ascoltare un brano e accorgersi di quanto esso fosse di “bassa qualità” sonora, nonostante addirittura fosse piuttosto ‘pesante’! La dimensione di un file audio infatti non sempre è segno di qualità, ma perché? Prima di capirlo è necessaria una premessa dopodiché passeremo alla pratica per riconoscere se i file che abbiamo sono veramente di qualità senza fidarci più di tanto del nostro orecchio.

I file audio

Forse non tutti sanno che qualsiasi ‘file’ che abbiamo nel nostro pc in realtà non è altro che un elenco di byte ovvero bit che non sono altro che 0 e 1. Per avere un’idea pensate che un file di 10MB (appunto MegaByte), che può essere un brano, un’immagine piuttosto grande, 10 secondi di video ad alta definizione è formato da circa 80.000.000 di bit (1byte = 8bit e 1 bit = 0 oppure 1), ovvero 80 milioni di 0 e di 1, quasi la popolazione italiana. Tuttavia i file audio che dovrebbero contenere, in termini semplicistici, le ‘onde sonore’ non sempre sono ‘puri’, ovvero esistono degli algoritmi che consentono di ridurre drasticamente la dimensione del file audio, comprimendolo. Risulta comunque scontato che maggiore informazioni relative alle onde sonore abbiamo, maggiore sarà la definizione dell’audio ma anche più grande sarà il file che dovrà contenere queste informazioni. Alla luce di questo e a seconda della ‘compressione’ che utilizziamo abbiamo file e qualità diverse. Esistono algoritmi che consentono di preservare il maggior numero di informazioni e altri che invece ne perdono molte guadagnando però spazio. I primi solitamente generano file molto grandi e sono anche detti “Lossless” ovvero ‘meno perdite’, proprio perché preservano il massimo della qualità possibile, 4 minuti di un brano possono anche occupare dai 40MB ai 100MB a seconda dell’algoritmo che comprime file. I più conosciuti e usati sono

.wav / .waveWAVEform audio file format
.flacFree Lossless Audio Codec
.m4avariante Apple Lossless
.wmavariante Windows Media Audio LossLess

Gli altri invece sono quelli forse più comuni e che consentono di avere 4 minuti in circa 10MB se di alta qualità ed essi sono

.mp3MPEG-1/2 Audio Layer III
.m4avariante Advanced Audio Coding (AAC)
.wmavariante Windows Media Audio

Bitrate e qualità

Un altro fattore determinante per la qualità sonora di un file audio è il bitrate ovvero quanti bit (ricordate? 0 e 1) è in grado di contenere il file in un secondo? Ho scritto appositamente ‘contenere’ ora capirete il perché. Il bitrate può essere variabile (Variable BitRate) oppure fisso. Cominciamo dall’ultimo. Un file con bitrate fisso di 320kbps [1kbps sta per 1kilobit-per-second = 1.000 bit ogni secondo] è in grado di contenere 320.000bit ogni secondo di esecuzione del file audio. Questo significa che essendo un file solo un ‘contenitore’, se noi non disponiamo di 320.000 bit ogni secondo, il file per esempio di 4 minuti comunque avrà dimensione di:

$$4 minuti \cdot 60secondi = 240 secondi \cdot 320.000bit = 76.800.000bit\$$

che trasformati in byte

$$\frac{76.800.000bit}{8} = 9.600.000byte = 9,6mb\$$

circa 10mb. Questo però non ci dice nulla riguardo alla qualità sonora!

Il VBR, cioè il bitrate variabile invece, riguarda quei file che non hanno una capacità fissa al secondo ma essa varia nel tempo, quindi è da preferire perché uno dei vantaggi è che non ‘spreca’ lo spazio non utilizzato. Infatti se in 1 secondo di un mp3 a 320kbps il file in realtà possiede solo una quantità di informazioni pari a 200kbit i restanti 120kbit non sono utilizzati ma occupano comunque spazio su disco! Come possiamo sapere allora se il file che abbiamo è veramente di qualità? Passiamo alla pratica!

Riconoscere un file di qualità

Possiamo sapere se un file audio è veramente di qualità andando proprio a vedere cosa succede, su un grafico, in ogni secondo. Questo perché le frequenze che vengono riprodotte variano a seconda della qualità di un file. Mi spiego meglio. Gli esseri umani sono in grado di percepire nominalmente le frequenze audio che variano dai 20Hz ai 20.000Hz, vi siete mai chiesti perché un brano per esempio si ‘sente male’? Perché se vengono a mancare le frequenze più alte, quelle che vanno dagli 8.000Hz in su, il suono è meno ‘rifinito’. Quindi basterà avere il grafico delle frequenze del nostro brano (lo spettro delle frequenze) e sapremo la verità.

A questo proposito possiamo usare Adobe Audition che fra le tante cose ci è utile anche per questo oppure un’alternativa gratis che si chiama Spek (disponibile qui).

Quindi apriamo il nostro programma per analisi dello spettro e apriamo un brano che di cui vogliamo analizzare lo spettro.

Analisi dello spettro di un file mp3 a 320kbps con Spek
Analisi dello spettro di un file mp3 a 320kbps con Spek

La linea rossa che ho disegnato è la massima frequenza udibile dall’orecchio umano, 20.000Hz. Vedete che da circa 16.000Hz a 20.000Hz il file non riproduce nulla? Questo significa che nonostante la qualità sia il massimo per un mp3, come potete vedere nella foto, alcune frequenze subiscono un ‘taglio’, quelle più alte. Non troverete mai un file senza le frequenze basse, sono solo quelle alte a determinare la qualità! Ecco lo stesso file con Adobe Audition:

Analisi di un file mp3 a 320kbps con Adobe Audition
Analisi di un file mp3 a 320kbps con Adobe Audition

Passiamo ora a un formato Lossless, quelli di cui parlavo prima, nello specifico un Apple Lossless con estensione .m4a

Analisi dello spettro delle frequenze di un brano .m4a codificato in Apple Lossless
Analisi dello spettro delle frequenze di un brano .m4a codificato in Apple Lossless con Adobe Audition

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Analisi dello spettro delle frequenze di un brano .m4a codificato in Apple Lossless con Adobe Audition

La differenza è palese! Il brano lossless ha tutte le frequenze che possiamo ascoltare è normale, la qualità è massima ma questo file occupa ben 30mb!

Quale compressione scegliere?

Quindi ora è chiaro, dobbiamo cercare un algoritmo di compressione che ci permette di mantenere più frequenze ma con una dimensione ridotta, se ogni brano occupasse 30mb i nostri dispositivi sarebbero pieni immediatamente!

Avendo analizzato numerosi brani con estensione diversa e cercando un po’ in rete, sono giunto alla conclusione che il miglior algoritmo di codifica è senza dubbio la compressione AAC con bitrate variabile a estensione .m4a, il miglior algoritmo che consente di mantenere gran parte delle frequenze più alte in dimensioni molto ridotte. Guardiamo insieme gli spettri provando a convertire il brano precedente in Apple Lossless (di 4 minuti e 23 secondi) prima in mp3 a 320kbps a bitrate fisso, poi sempre mp3 a 320kbps in bitrate variabile (massima qualità) e infine in AAC con bitrate variabile (massima qualità), confrontando anche le dimensioni di file e il rapporto massima frequenza dopo il taglio/dimensione. Il programma utilizzato per la conversione è Total Audio MP3 Converter .

 MP3 bitrate fisso

spek(MP3-CBR).mp3

MP3 bitrate varibile (massima qualità)

spek(MP3-VBR).mp3

AAC bitrate variabile (massima qualità)

spek(M4A-VBR)

Riepilogo

Confrontiamo in una tabella i vari dati

CodecSample RateLunghezzaBitrateDimensioneFrq. maxFrq. max/dimensione
Apple Lossless44100 Hz4:23980kbps30,7MB22kHz0,73
MP3 bitrate fisso44100 Hz4:23320kbps10MB20kHz2,00
MP3 bitrate variabile44100 Hz4:23256kbps8,43MB19kHz2,25
AAC bitrate variabile44100 Hz4:23313kbps9,91MB22kHz2,21

Come possiamo vedere dalla tabella l’MP3 a bitrate variabile vince riguardo al rapporto frequenza massima dopo il taglio su dimensione, tuttavia la differenza è veramente infinitesimale con l’AAC che è in realtà il vero vincitore. Ma passiamo in rassegna tutti i file.

Il lossless ovviamente ha una dimensione spropositata e non è confrontabile, l’MP3 fisso ha una buona qualità, infatti rende fino a 20kHz ma occupa 10MB. L’MP3 variabile invece effettua un taglio dai 19kHz in su ma vince con 8,43MB: il taglio non dovrebbe essere forse neanche percepibile ma comunque è sotto i 20kHz. L’AAC occupa qualcosa di più rispetto all’MP3 variabile ma consente di preservare tutte le frequenze come il lossless fino a 22kHZ! Ecco dimostrato perché lo preferisco. Comunque possiamo stilare una classifica ordinando in base al rapporto frequenza/dimensione :

  1. MP3 – VBR (Massima qualità)
  2. AAC – VBR (Massima qualità)
  3. MP3 – CBR

Quindi il mio consiglio è di rippare i cd in lossless poi effettuare una conversione in AAC a bitrate variabile scegliendo la massima qualità!

Il sample rate (frequenza di campionamento)

Finora non abbiamo parlato di sample rate, ovvero della frequenza di campionamento, perché sostanzialmente essa è fissa di 44100Hz per i rip da CD. Comunque quando registriamo per esempio la nostra voce per un memo, se la registrazione è fatta a 44100Hz significa che ogni secondo l’audio in entrata viene trasformato in bit a 44100 ‘fotogrammi’ al secondo, come se ogni secondo fosse diviso in 44100 parti e ogni pezzettino di audio di ogni parte viene convertito in bit. Le varie frequenze comuni sono 44100Hz (qualità CD), 48000Hz (qualità più alta), 96000Hz, qui trovate una tabella con tutte le varie frequenze esistenti. Maggiore ovviamente è il sample rate, maggiore sarà la qualità sonora.